MARCOLONGO BOCCIATO DALLA REGIONE LAZIO, LA LETTERA DEL DR. ZALUKAR

Vi ricordate del Dottor Marcolongo? Si, proprio lui è stato messo a dirigere la sanità triestina sotto la Giunta Serracchiani, con i risultati nefasti per ammalati ed utenza cittadina.

Lui é stato rifiutato dalla regione Lazio, perchè?

La lettera del Dottor Zalukar spiega tutto. Leggetela e troverete i disastri degli ultimi anni.

Gentile Direttore,
ha avuto ampio risalto sulla stampa la valutazione negativa espressa dalla Commissione sanità della Regione Lazio sulla candidatura di Adriano Marcolongo alla direzione di un’azienda sanitaria di Roma. Come noto il Dr. Marcolongo è attualmente al vertice del CRO di Aviano, dopo essere stato per oltre 1 anno Direttore generale dell’Azienda sanitaria triestina e prima ancora e per più anni Direttore centrale della sanità del FVG.

Molti si sono stupiti che la bocciatura di Marcolongo sia venuta proprio dai commissari di Forza Italia, oltre che del MoVimento 5 stelle, visto che in FVG  proprio la Giunta di centrodestra aveva rinnovato la fiducia al Dr. Marcolongo, nonostante questi avesse supportato  la riforma Serracchiani, i cui effetti sono tuttora purtroppo ben visibili.

Non occorre ricordare quanto tale riforma abbia devastato un sistema sanitario fino ad allora eccellente, come ripetutamente denunciato dagli stessi operatori sanitari, dai cittadini e loro rappresentanze.Ma il giudizio più affidabile, poiché formulato da magistrati su riscontri oggettivi, è senz’altro quello della Corte dei Conti, che con la Deliberazione FVG/ 33 /201 8 / SSR, dà una  valutazione  negativa della gestione del sistema sanitario  in FVG. E a tal proposito conviene richiamare qui di seguito quello che aveva scritto in merito un anno fa la senatrice Laura Stabile.

Il recente  Referto della Corte dei Conti, che ha esaminato a fondo l’andamento della sanità del Friuli Venezia Giulia negli anni successivi all’approvazione della riforma Serracchiani, ha dato una  valutazione del tutto negativa della gestione del sistema sanitario in questa regione.  

Le gravi criticità riscontrate dal punto di vista della magistratura rispecchiano in modo puntuale quelle denunciate in questi anni da professionisti, cittadini e forze politiche attente ai problemi della sanità pubblica, con l’aggiunta di elementi a dir poco sconcertanti sulla gestione della sanità in questi anni di applicazione della riforma sanitaria.

Per quanto riguarda gli ospedali sono stati evidenziati “un decremento di impianti, apparecchiature e attrezzature  (…) manifestatosi in misura ben più ampia rispetto a quanto mediamente accaduto nelle altre regioni”, una  “diminuzione di concorrenzialità nel confronto con le altre regioni”, e una riduzione della complessità della casistica, senza che vi sia stata una proporzionale riduzione dei costi. Anzi nonostante l’arretramento dei servizi offerti la Regione Friuli Venezia Giulia si colloca ai livelli di spesa pro capite per la gestione del servizio sanitario più elevati in ambito nazionale.

Valutazioni sfavorevoli emergono anche per la prevenzione, in particolare la copertura vaccinale, per l’emergenza-urgenza e per il  Sistema 118-NUE 112, dove si evidenzia un grave peggioramento dei tempi di soccorso, che risultano tra i più lunghi rispetto agli standard nazionali.

La riduzione dell’assistenza ospedaliera avrebbe dovuto essere accompagnata dall’incremento di quella territoriale:  “Si sarebbe dovuto ‘bilanciar’” con un incremento dei servizi di assistenza primaria e territoriale i possibili effetti negativi di una manovra di riduzione dell’ospedalizzazione e dei posti letto negli ospedali di ricovero”, al fine della  “salvaguardia dei complessivi livelli di servizio delle prestazioni sanitarie”.

La Corte dei Conti ha quindi ritenuto di valutare, per quanto riguarda le nuove forme organizzative dell’assistenza primaria previste dalla riforma (Aggregazioni Funzionali Territoriali e Medicina di Gruppo, Centri di Assistenza Primaria “CAP”, Presidi Ospedalieri per la Salute, Fascicolo sanitario elettronico), le concrete attività svolte e l’effettiva disponibilità dei servizi, quindi non gli annunci ma i fatti.

E su questo è emerso il dato sconcertante e, in negativo, davvero impressionante.  Nei quasi quattro anni di applicazione della riforma sanitaria, mentre si stavano operando tagli pesantissimi all’assistenza ospedaliera, la Direzione Centrale Salute non aveva idea di cosa stesse avvenendo sul territorio, non ha effettuato, e non era in grado di effettuare alcun monitoraggio dell’attivazione e del funzionamento della nuova medicina territoriale. Il sistema informativo utilizzato è risultato vetusto e inefficiente: la Direzione Centrale Salute non aveva evidenza di quali CAP fossero stati aperti né tantomeno delle attività da questi eseguite, non ha svolto e non era in grado di svolgere alcun serio controllo dell’attività della nuova organizzazione dei Medici di Medicina generale, e non disponeva di alcun dato sull’assistenza domiciliare integrata (numero di interventi, ore dedicate, pazienti seguiti, personale infermieristico/medico impiegato).

Più in generale, la Corte dei Conti ha rilevato che la  Direzione Centrale Salute, che in Friuli Venezia Giulia esercita  “ogni potere amministrativo ai fini della guida e miglioramento del sistema sanitario regionale”, e che  “gestisce complessivamente un volume di finanziamenti – e conseguenti spese – pari a ca. 2miliardi e 300 milioni di Euro” ha presentato evidenti difficoltà nello svolgimento delle proprie funzioni, con  “grave inefficienza dei servizi informativi e delle procedure”, tanto che  “quelle relative al controllo periodico degli enti del servizio sanitario regionale” risultano inefficaci perché  “vengono compiute nella maggioranza dei casi con grave ritardo, violando i termini fissati dalla normativa vigente”.

Ancora una volta si conferma il fallimento della riforma sanitaria Serracchiani, ed  emergono responsabilità non solo della politica, ma anche strettamente tecniche, di gestione irresponsabile della sanità pubblica perché, mentre si chiudevano reparti e servizi, i vertici regionali pare non si siano minimamente preoccupati neppure di sapere se si stavano creando delle carenze di assistenza.  Appare sconcertante, scrive la sen. Stabile, che chi ha occupato posizioni di vertice nella sanità regionale in questi quattro anni di riforma le occupi ancora come niente fosse, sia pure in ruoli diversi, e non sembri indotto a trarre, considerando le proprie responsabilità, le inevitabili conclusioni.  

Walter Zalukar
Presidente Associazione Costituzione 32